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È passato un po’ in sordina il provvedimento del Governo che abolisce un Fondo creato dall’Esecutivo insediatosi dopo le elezioni del 2018

Di: Andrea Panziera

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E’ passato un po’ in sordina il provvedimento del Governo che abolisce un Fondo creato dall’Esecutivo insediatosi dopo le elezioni del 2018. Questo Fondo aveva lo scopo di bypassare la legge Fornero e nel 2019 era stato utilizzato per finanziare quota 100 ed altre misure previdenziali. La sua dimensione era stata preventivata a 31 miliardi complessivi fino al 2032 e da lì in avanti di ulteriori 4 miliardi per anno.

Si badi bene, non si parla di accantonamenti con risorse realmente disponibili, bensì di stanziamenti per previsioni di spesa, quindi di quattrini da reperire ad ogni manovra finanziaria. Una sorta di ipoteca sul futuro dei nostri Conti Pubblici, più o meno una mina anti-equilibrio finanziario buona per alimentare il consenso nell’immediato a tutto discapito delle chances pensionistiche delle generazioni a venire.

Un auspicio personale? Che si proceda quanto prima a disboscare la giungla delle disposizioni la cui scaturigine va ricondotta al c.d. marketing elettorale, in primis quegli atti il cui orizzonte di spesa va aldilà di ogni possibile e razionale valutazione dei loro possibili effetti nel tempo. Questo non soltanto per ovvie considerazioni di sostenibilità economica, ma soprattutto per limitare la crescita dei questuanti da diritti acquisiti, categoria che nel nostro Paese appare in continua proliferazione.

Gli ultimi dati sull’andamento dell’inflazione mondiale, a dispetto del coro dei pompieri pronti a gettare acqua sulla sua fiammeggiante crescita, non lasciano molto tranquilli. L’ho già scritto in un mio precedente articolo; la spiegazione della sua temporaneità ascrivibile solamente al rincaro delle materie prime e a distorsioni da offerta sulle filiere produttive, convince fino ad un certo punto.

I prossimi mesi ci diranno se il prevalente “consensus tranquillizzante” è nel giusto oppure si tratta di un mero tentativo di anestesia sulle possibili conseguenze finanziarie, allo scopo di prendere tempo in attesa di comprendere meglio l’evolversi della situazione. E sì, perché non è solo l’aumento generalizzato dei prezzi a destare più di una preoccupazione.

Nell’ultima ottava tutte le Piazze finanziarie hanno invertito verso fine seduta il loro andamento rialzista a motivo delle notizie relative a nuovi lockdown in molti Stati europei e non solo, causa impennata dei contagi da Covid. Misure in tal senso son state assunte dall’Austria e dall’Olanda, mentre in Alta Baviera gli ammalati vengono spostati fuori regione per sopravvenuta non capienza degli ospedali.

Un ulteriore peggioramento della contingenza e di conseguenza un ritorno massiccio alle chiusure costituirebbe a questo punto un segnale inequivocabile e potrebbe innescare un sentiment negativo le cui conseguenze sarebbero pesanti, non solo per gli indici di Borsa.

Sperare che un tardivo ravvedimento del circa 20% di popolazione europea non vaccinata possa scongiurare questo rischio appare a questo punto pura utopia. Ad ogni evidenza la innegabile saldatura, non si capisce quanto casuale, fra Internazionale nera e Minoranza di No Tutto che crede solo alla narrazione social, assume sempre più connotati eversivi.

Forse l’unico contrasto potrebbe essere non l’imposizione per legge di scelte che saranno comunque rifiutate bensì la non gratuità rispetto alle eventuali cure per una malattia la cui gravità non viene riconosciuta. Duole dirlo, ma il megafono del grullo si zittisce solo se il suo utilizzo ha ripercussioni sul portafoglio.

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