Il Museo a Cielo Aperto a Milano: un muro che unisce

A Milano, sin dal 2015, è attiva una collaborazione per la riqualificazione del tessuto urbano attraverso i murales. Nel 2020, l’inaugurazione di “Un muro che unisce”

Di: Maria Mele

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Il Graffitismo è un movimento artistico che si sviluppa principalmente a New York  fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso.

Gli artisti di questa corrente praticavano una pittura-segno palpitante e frenetica, anarchica e tecnologica. E ciò sia nella struttura che per i materiali utilizzati (bombolette spray e pennarelli indelebili). Segni e lettere, figure e “firme” si intrecciano nei lavori di questi artisti, che propongono stili e soggetti innovativi.

Al di fuori della iniziale clandestinità

Il graffiti writing è assurto alla condizione di forma d’arte contemporanea (street art) per contrastare la spersonalizzazione delle grandi aree metropolitane

È così iniziata una proficua collaborazione con le istituzioni per riqualificare le aree degradate dei tessuti urbani attraverso la realizzazione di murales.

A Milano sin dal 2015 è attiva questa collaborazione per la riqualificazione del tessuto urbano che ha visto nel 2020 l’inaugurazione di “Un muro che unisce”, un murales di 400 metri, dedicato al personaggio dei fumetti piu famoso nato dalla matita di Guido Crepax, Valentina.

Nelle bombolette degli street artists Valentina veste le maglie di Milan e Inter e  anima luoghi iconici della città meneghina, come il Mudec e lo stadio di San Siro oltre alla poco distante chiesetta di San Cristoforo.

Oggi un  nuovo progetto sta prendendo forma sui muri di Via Pesto, in continuità con il progetto precedente. Si tratta di una serie di murales lungo i 500 metri di un muro perimetrale, la cui realizzazione è stata affidata agli stessi artisti  del vicino Muro che unisce, si tratta di Prosa bang, Zelig, Jin, Fosk e Poms in arte i WE RUN THE STREETS

WE RUN THE STREETS: un muro che unisce

La narrazione questa volta riguarderà le gesta di Diabolik, il mitico ladro in calzamagna dallo sguardo magnetico ideato nel 1962 dalle milanesi Angela e Luciana Giussani.

Milano decide quindi di celebrare il fumetto italiano, e milanese in particolare, rendendo  nello stesso tempo attrattivo un quartiere fino a pochi mesi fa degradato e inospitale.

Tutto è nato con la vittoria al bando per ” Un muro che unisce”

ci racconta Prosa bang, presidente e portavoce dei WE RUN THE STREETS

Il municipio 6 e la famiglia Crepax, ci hanno chiesto di inserire l’iconico caschetto castano nella vita milanese. Una attualizzazione di Valentina ai giorni nostri. Il progetto ha avuto una bella accoglienza, è piaciuto molto e ci ha dato una buona visibilità.

Altre case editrici ci hanno contattato per lavorare a progetti analoghi con i loro personaggi dei fumetti piu’ noti ed è nato così il progetto con la casa editrice Astorina di Milano che da 60 anni pubblica le avventure di Diabolik e Eva Kant.

I due progetti si parleranno, rimandando l’uno all’altro, ma non voglio svelarvi troppo… Attendete che i murales siano terminati e vedrete!

La riqualificazione del muro e la sua preparazione è un’attività molto costosa. Al di là degli spazi, messi a disposizione dalla proprietà, abbiamo potuto contare su un gruppo di sponsor che ci ha supportato: la compagnia Assicuratrice  Aviva, il Mudec, il consorzio Bramante e la New Lac, la Vibrostop e naturalmente il Municipio 6 di Milano che ci ha aiutato a gestire tutti gli aspetti burocratici.

Il progetto Diabolik, insieme a “Un muro che unisce”, fanno parte di un piu vasto progetto di riqualificazione del territorio urbano dell’area ferroviaria intorno a San Cristoforo.

Il così detto distretto del fumetto prevederà, oltre ai citati interventi, anche la creazione di un parco dove ora passano i binari ferroviari, che verranno dismessi una volta inaugurata la fermata della Metropolitana San Cristoforo. Anche la vecchia stazione ferroviaria San Cristoforo troverà una nuova destinazione d’uso. Non saremo soli nel lavorare a questo progetto, abbiamo già contattato altri nomi famosi della nona arte.

Come nasce la vostra associazione?

Siamo 10 amici, tutti abitanti nella zona sud ovest di Milano, tutti accomunati dalla passione del graffiti writings. Sin da ragazzini avevamo un sogno: organizzare un festival di graffiti come quelli che da anni si organizzano all’estero, ma per farlo dovevamo costituirci in associazione. Nascono così i WE RUN THE STREETS

Nel corso degli anni abbiamo partecipato a festival in tutto il mondo rappresentando l’Italia e, forti dell’esperienza accumulata, abbiamo a nostra volta organizzato 4 edizioni del Meeting Of Styles Italy A Milano e l’Urban Giants Graffiti Festival.

Siamo riusciti a radunare a Trezzano sul Naviglio, un piccolo centro alle porte di Milano, piu di 200 writers provenienti da 25 nazioni. Una sorta di Campionato Mondiale! Questo per noi è stato motivo di grande soddisfazione. Un sogno che si avvera.

Nella zona sud ovest di Milano, dove operiamo, abbiamo lavorato alla riqualificazione di una scuola, di un centro sportivo e di una stazione ferroviaria, abbiamo lavorato sui muri di una fabbrica, su quelli di un supermercato e di una strada.

Collaboriamo stabilmente con il polo Ulisse, un centro polifunzionale per le famiglie e ci rivolgiamo con la nostra arte ai ragazzi autistici e problematici. Sui muri di Via Schievano a Milano, messi a nostra disposizione dalle Ferrovie, c’è la nostra palestra, dove ci alleniamo, proviamo i nostri progetti e facciamo lezione.

In quale dei progetti seguiti sin qui vi siete riconosciuti maggiormente?

Sicuramente “Un muro che unisce” e Diabolik sono progetti con uno stile che rientra molto nei nostri canoni. Ci sentiamo molto  vicini alla pop art e unire i graffiti classici alla pop art ci ha molto divertito. Per noi divertimento è una parola chiave!

La street art per voi è un hobby o una professione?

Vivere di sola street art è ancora molto difficile. Molti di noi hanno parallelamente dei lavori tradizionali oltre ad essere writers liberi professionisti. Alcuni di noi hanno lavorato con grossi brand del lusso come Ray ban o Gucci per fare un esempio. Quando è iniziata la pandemia abbiamo creduto che la nostra attività come gruppo dovesse subire uno stop. Noi lavoriamo con l’arte, con la bellezza, nulla di essenziale.

In realtà ci siamo accorti che la pandemia ha quasi accelerato alcuni processi già in atto.

In Italia velocemente ci stiamo avviando verso una nuova mentalità. Sempre piu spesso veniamo chiamati per progetti di team building e workshop con dipendenti di diverse aziende, o per rendere piu vivibili le aree destinate a operai e dipendenti di fabbriche e aziende.

Lavorare insieme è  molto energizzante e coinvolgente. Siamo una crew molto ben amalgamata. Insieme riusciamo a fare lettering, cartoon, figurativi, astratto, ciascuno porta il proprio stile e il proprio talento. Il tempo passato insieme ci ha regalato tanta armonia e  abilità. Il bello del lavorare in gruppo è questo.

Cosa spinge un writer a dipingere?

Tutti siamo partiti dal TAG, la firma ripetuta ossessivamente che significa: “voglio impormi,  Io esisto”.

Il TAG di un writer è essenziale, identifica l’artista in maniera inequivocabile e lo distingue dagli altri.

Grazie alle scuole che abbiamo seguito, alle esperienze vissute nel mondo e alla forza del  nostro gruppo ci siamo evoluti; ora cerchiamo qualità, una bella idea da sviluppare, una sfida, un progetto intrigante.

Poi c’è l’insegnamento: avere una qualità, scoprirsi un talento e volerlo mettere a disposizione, ecco ciò che ci spinge a lavorare nella nostra palestra in Via Schievano.

Siamo orgogliosi di essere riusciti a trasformare qualcosa di inizialmente non compreso e, a volte, combattuto, in una forma d’arte utile alla rinascita dei quartieri nei quali siamo nati e viviamo.

Articolo originale su Excellence Magazine Luxury

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