Quando YouTube incontra la divulgazione scientifica – From roots to leaves

From Roots to Leaves

“Dalle radici alle foglie”: il dinamismo dell’ecologia, spiegato da Riccardo Rizzetto

Di: Chiara Tomasella

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Dottore forestale, insegnante di ecologia ed economia, divulgatore sul web: Riccardo Rizzetto porta con sé (e riversa nel progetto di “From roots to leaves”) una notevole rosa di esperienze e capacità, dalla partecipazione all’iniziativa imprenditoriale “RestartAlps” del 2017 al percorso di tesi magistrale svolto in Svezia, dalle doti attoriali sviluppate frequentando l’ambiente del teatro all’essere stato scout dall’età di 15 anni.

Fondato nel marzo scorso con l’incentivo del periodo di lockdown, il canale ospita, tra i primi contenuti, un video che s’interroga sul legame esistente fra la perdita degli ecosistemi, l’invasività dell’uomo verso la natura e la contemporanea comparsa di epidemie e pandemie. Il focus principale è rivolto al SARS-CoV-2, ma si ricorda che Ebola ha avuto una meccanica di propagazione probabilmente analoga, a partire dal pipistrello con una successiva zoonosi dalla scimmia all’uomo.

Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie.

Davin Quammen, Spillover
FOREST BATHING

Nell’evoluzione del canale, gli argomenti spaziano: uno dei più accattivanti riguarda il benessere che gli spazi verdi – qualora adeguatamente progettati – recano alle persone che li vivono, abbassando i livelli di stress derivati dalla vita cittadina.

Questo principio generale si declina sia nell’ottica del turismo che in quella più quotidiana della gestione dei parchi, delle isole verdi e degli spazi pubblici che ogni cittadino ha il diritto di vedersi intorno, come servizi imprescindibili per la collettività.
Per la precisione, esiste un decreto ministeriale (il DM 1444 del 2 aprile 1968) secondo cui ognuno di noi ha diritto ad uno spazio verde di almeno 9mq, che non possono essere calcolabili includendo il verde stradale.

Spesso, tuttavia, tale quadrato pro capite di 3m di lato non è sufficiente. Per questo, le piante arricchiscono anche l’atmosfera delle nostre case: Riccardo offre alcuni preziosi consigli su come trattarle per non farle appassire, invogliando anche i “pollici neri” a ridipingere di ottimismo le proprie dita.

Quante piante dovremmo avere in casa per far assorbire loro i composti volatili organici presenti al chiuso? Un video di “From roots to leaves” per indagare sul problema dei VOC.
AMBIENTE E NUCLEARE: ACERRIMI NEMICI?

– No.

La risposta a questa domanda, ovviamente, è molto più articolata di un monosillabo. Tuttavia, nella sua natura sintetica e categorica, queste due lettere si avvicinano molto più di un “sì” alla realtà: cerchiamo di capire perché.

I punti da considerare sono stati esposti nel corso di una piacevole chiacchierata fra Riccardo e Luca Romano, dottore in fisica teorica e fondatore della pagina Facebook “L’Avvocato dell’Atomo”; sono moltissimi, per cui ci limiteremo a considerarne alcuni.

Primo: niente è intrinsecamente malvagio. È l’utilizzo che si fa di qualcosa a determinarne l’impatto positivo o negativo sul mondo: perciò, l’utilizzo della bomba atomica non rientra certamente negli scopi benevoli che ha il “semplice” approvvigionamento energetico. Il nucleare non è declinato esclusivamente a scopo bellico.

Secondo: ciò che ci è noto ci fa meno paura, anche quando è sostanzialmente più pericoloso. “Carbone”, “gas”, “petrolio”: sono parole comuni, certo più utilizzate di “fissione” e “fusione”. Fanno venire in mente una stufa accesa, la cucina di casa, una pompa di benzina. “Radioattività”, invece, richiama automaticamente immagini apocalittiche, devastazioni, il Male incarnato. Spoiler: anche le banane sono radioattive (potassio 40), e persino gli esseri umani (carbonio 14).

È la quantità che fa il veleno.

Paracelso

Se ci si rompe un osso, occorre fare una lastra; se capita di viaggiare in aereo (o su una capsula Dragon), la quantità di atmosfera che ci proteggerà dalle radiazioni cosmiche sarà più sottile e ci esporrà un po’ di più alla tanto temuta radioattività, senza che il nostro DNA se ne accorga troppo.

In sé e per sé, dunque, la tanto temuta parola con la R può non arrecare nessun danno.

I MOTIVI DELLO STIGMA

Gli incidenti fanno paura, a maggior ragione quando la paura c’è già prima che succeda qualcosa di grave. Chernobyl, Fukushima: sono i nomi che i nostri ricordi ci propongono forte e chiaro, quando si parla di centrali nucleari. La domanda da porsi è: ci dicono davvero la cosa giusta? Rinunciare al nucleare è la scelta ottimale per il pianeta?

Poniamoci qualche altro interrogativo.

Vi sono noti i nomi di Exxon, Banquiao, Jharia? Ricordate ancora la Deep Water Horizon?

Se le risposte sono “no” e “no”, vi consiglio di cliccare sui link associati per un veloce reminder. L’energia nucleare ci grida “ATTENZIONE!” molto più forte di quasi 41 milioni di litri di petrolio dispersi nel golfo di Alaska. E proprio per questo le occasioni in cui un reattore è andato in meltdown sono molto più rare di quelle in cui un altro tipo di approvvigionamento energetico ha causato morte e distruzione su larga scala.

Quante dighe idroelettriche come quella del torrente Vajont o del fiume Machchhu si sono rotte? Che cosa succederebbe se per qualche circostanza si rompesse la diga delle Tre Gole?

Ma qui il rischio è completamente giustificato, si tratta di energia pulita. Non lascia scorie dietro di sé, no?

E se anche le centrali nucleari potessero evitare di lasciare scorie o lasciarne molte di meno, semplicemente migliorando l’efficienza degli impianti? Tale aggiornamento aumenterebbe anche la sicurezza degli stessi, facendo contemporaneamente venire meno la seconda più grande obiezione all’uso di tale energia.

Potremmo soffermarci ancora a lungo sull’argomento, senza esaurirlo: gli spunti di riflessione sul tema dati sin qui, però, sono più che sufficienti per guidare verso una comprensione meno frammentaria del dibattito, per cui lasceremo al lettore il compito di approfondire.

CONSIGLI CONCLUSIVI
  • From roots to leaves ci porta ad esplorare i confini del pianeta Terra, con riferimento ai limiti da non superare per non rompere l’equilibrio del mondo così come lo conosciamo;
  • Una risorsa limitata, molto complessa da rigenerare: il suolo, analizzato scientificamente.

About the Author

Chiara Tomasella
Scrivo per passione da quando ho imparato a farlo, cercando di trasmetterla - Dopo essermi laureata in Lettere Moderne all'Università di Udine, ho concluso il percorso magistrale in Editoria e Giornalismo nella città di Verona. Collaboro come redattrice al blog "Cogito et Volo", curando la sezione di Racconti e Poesie.

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