Castagnaro, un convegno che è anche un grido d’allarme: “Come rilanciare l’agricoltura?”

“Come rilanciare l’agricoltura?”, il convegno organizzato dal comune di Castagnaro e patrocinato dalla Regione del Veneto, con Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Confederazione italiana agricoltori

Di: Francesco Occhi

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Erano proprio in tanti all’incontro organizzato presso il Centro Servizi di Castagnaro dal titolo “Come
rilanciare l’agricoltura?” organizzato dal comune di Castagnaro e patrocinato dalla Regione del Veneto,
con Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Confederazione italiana agricoltori tutti uniti per cercare di dare e
di avere delle risposte su di un problema sempre più pressante e da risolvere in fretta. E tra i tanti
intervenuti vi era anche una rappresentanza proveniente dalla provincia di Modena oltre che Avepa, il
presidente di Codive, rappresentanti del Consorzio di Bonifica Veronese, amministratori, politici e
molti agricoltori veronesi e rodigini.

“Non siamo abituati a piangerci addosso ma questa volta siamo proprio al limite della sopravvivenza –
dicono gli organizzatori- prima abbiamo avuto la cimice asiatica, poi il Covid quindi le disastrose
gelate del 7 e dell’8 aprile che hanno distrutto i raccolti e poi le sempre più dannose grandinate che con
regolarità colpiscono i nostri raccolti. L’agricoltura è proprio in ginocchio, chiediamo quindi aiuti e
sostegni altrimenti dovremo chiudere; ma non abbiamo affatto voglia di arrenderci, vogliamo andare
avanti”.

Una denuncia e una richiesta di aiuto lanciata in occasione di questo incontro dove le associazioni di
categoria hanno anche letto una lettera-appello dove indicavano i problemi e tentavano di dare dei
consigli per risolverli. A raccogliere questo grido di aiuto era stato il consigliere regionale Enrico Corsi
presente all’incontro che con il comune e le associazioni di categoria, ha voluto organizzare un incontro
per parlare del problema agricoltura.

“La nostra preoccupazione è quella di trovare una soluzione ai gravissimi danni economici e produttivi
causati dalle variazioni climatiche che hanno messo in ginocchio buona parte delle Aziende agricole
del territorio a causa soprattutto del Gelo che, con il disastro provocato il 7 e l’8 aprile scorsi, ha
azzerato buona parte delle produzioni delle drupacee -hanno spiegato gli organizzatori- quel giorno le
temperature nella provincia veronese sono scese secondo dati della Coldiretti, diversi gradi sotto lo
zero, fino a -8 in alcuni territori, e per un prolungato periodo di tempo. Questo freddo è stato impietoso
per i frutteti già in fiore, le piante di kiwi con le nuove gemme, i meli e i peri all’inizio della
vegetazione oltre che per le orticole in pieno campo e un po’ per tutte le drupacee.

E i rimedi dello Stato per affrontare il problema sono stati a dir poco insufficienti. Basti pensare che
con il Decreto Legge del 25 maggio scorso n.73 relativo alla Misure urgenti connesse all’emergenza da
COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani e i servizi territoriali, l’articolo 71 dedicato agli
“Interventi per la ripresa economica e produttiva delle imprese agricole danneggiate dalle avversità
atmosferiche”, stanziava un Fondo di solidarietà nazionale di 105 milioni di euro per l’anno 2021. Una
somma a dir poco ridicola, visto che secondo i dati forniti dalle associazioni di categoria, solo a Verona
e nei comuni limitrofi, escludendo quindi la Pianura veronese, i danni sono stati stimati in oltre 160
milioni di euro. Una calamità atmosferica che ha colpito Veneto, Lombardia, Emilia Romagna,
Trentino e Friuli con danni 10 o 20 volte più gravi; quindi gli interventi statali stanziati sono stati
veramente irrisori”.

“Siamo consapevoli -continua la lettera presentata- che non si possa coprire tutto ma almeno che ci si
venga incontro. quello sì. Non chiediamo la copertura totale del danno subito, ma un segno concreto e
soprattutto tempi chiari e certi sull’eventuale erogazione dei contributi. Siamo per lo più tutte o quasi
aziende di piccole o medie dimensioni molte a conduzione famigliare e non ce la facciamo più a
sostenere le spese continue a fronte di mancati guadagni”.

E gli interventi non si sono fatti attendere come quello del senatore Cristiano Zuliano componente della
Commissione Agricoltura del Senato e del primo cittadino di Castagnaro Andrea Trivellato e del suo
vice Christian Formigaro. Durante l’incontro è stato organizzato anche un collegamento telefonico con
l’europarlamentare Paolo Borchia il quale ha sottolineato i numeri della versione definitiva della Pac cioè della Politica Agricola Europea che prevedono una riduzione del 10% a livello europeo, riduzione
che arriverà al 15% nel piano di sviluppo nazionale.

Mario Trapani, direttore di Avepa, ha rimarcato quanto sia importante la presenza di Avepa sul
territorio, anche se ha ribadito che per le calamità che superano le normali avversità, è necessario
proclamare lo stato di calamità. Presente all’incontro anche il presidente veneto di Coldiretti Daniele
Salvagno, che ha rimarcato la necessità di riparlare della garanzia di reddito alle imprese agricole che
assicurano la produzione e la vita imprenditoriale dell’intero nostro Paese creando un indotto
economico e produttivo indispensabile per l’intera economia.

Andrea Lavagnoli presidente di Cia-Agricoltori Italiani, ha poi rimarcato l’importanza delle
associazioni di categoria che garantiscono la forza del gruppo e che possono farsi validi interlocutori
tra il mondo della politica ed il mondo del lavoro per avere aiuti concreti, mentre Alberto De Togni,
presidente di Confagricoltura Verona, ha ribadito l’importanza dell’equo compenso per i produttori; da
troppo tempo se ne perla senza arrivare a nulla di concreto.

“Il titolo del convegno è “Come rilanciare l’agricoltura” -concludono gli organizzatori- ma oggi più che
rilanciarla rischiamo di doverla chiudere. Chiediamo interventi di sostegno ma con tempi brevi e certi;
troppo spesso la burocrazia e la lentezza degli aiuti economici, ci portano a dover chiudere e a cedere
l’azienda alle multinazionali o ad aziende poco interessate al territorio che noi amiamo. Non vogliamo
l’assistenzialismo statale, in occasione anche di altre calamità ci siamo organizzati e abbiamo superato
le varie crisi, ma questa volta il problema è molto più grave. Se non si interverrà a breve tra un po’ di
tempo di aziende agricole vive ed attive ce ne saranno ben poche.

Siamo consapevoli che per uscirne
bisognerà fare sempre più filiera, essere uniti, organizzati, collaborare tra di noi e con le nostre
associazioni di categoria, ma anche il mondo sindacale e quello politico devono unirsi, un’unione
trasversale che comprenda tutte le forze politiche e sindacali, le calamità infatti colpiscono tutti e tutti
ne escono danneggiati. Se non saremo uniti e non sarà unito il mondo politico, ben poco si potrà fare
per salvare la nostra categoria”.

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