Suzuki Arena ’60 ’70 ’80: un tuffo nel passato

Cr. ph. Davide Conti

Ascoltare le canzoni degli anni ’60, ’70 e ’80 riporta nostalgicamente un’intera generazione indietro nel tempo, ma ascoltarle dal vivo la fa letteralmente ritornare giovane. È quanto accaduto alla Suzuki Arena

Di: Samuela Piccoli

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Si è svolta in una bella e calda serata di fine estate la seconda serata del Suzuki Arena  ’60 ’70 e ’80 nella suggestiva e accogliente cornice dell’Arena di Verona che per lungo tempo ha visto i suoi gradoni e le sue poltrone sprovviste di pubblico.

Atmosfera magica e carica di aspettative

 Si poteva accedere alla serata previo controllo del green pass e dell’acquisto dei biglietti. Un nutrito numero di addetti ha fatto sì che le operazioni si svolgessero senza intoppi e nella più totale tranquillità. L’anfiteatro già alle 20.30 era gremito di spettatori, gremito per gli standard della pandemia s’intende, c’erano infatti circa 3.400 persone, ma l’atmosfera era già carica di aspettative e di allegria.

Amadeus, visibilmente emozionato ed entusiasta di calcare le scene nella sua Verona, si è dimostrato un bravissimo padrone di casa e, nonostante la puntata fosse una registrazione televisiva, è riuscito a mantenere un ritmo notevole durante tutta la serata.

Ad accompagnare il conduttore un dj d’eccezione, Massimo Albert,i che, tra un cantante e l’altro, ha riproposto pezzi ballatissimi in quel magico trentennio trasformando l’Arena in una discoteca a cielo aperto.

I cantanti sul palco

La prima a salire sul palco è stata Tracy Spencer. Col la sua “Run to me” ha fatto balzare in piedi tutto il pubblico pronto a scatenarsi per l’intera serata. Pubblico che si è seduto solo per ascoltare pezzi più melodici di cantautori apprezzati quali Fausto Leali, Peppino Di Capri e Roberto Vecchioni.

Si sono succeduti sul palco Spagna con la sua celeberrima “Easy lady”, Donatella Rettore, Marcella Bella , l’acclamatissima Sabrina Salerno con “Boys”, Patty Pravo, Gazebo con “I like Chopin”, gli Alphaville con la loro “Forever young”, gli Opus con “Live is life” e tra gli ospiti più acclamati il front man degli Spandau Ballet Tony Hadley. Con la sua calda voce, l’artista ha saputo riportare il pubblico nelle atmosfere lontane di “Trough the barricades”.

Tutto l’anfiteatro risuonava delle note degli artisti e delle voci degli spettatori che cantavano a squarciagola le canzoni della loro giovinezza. Una serata di ricordi, balli sfrenati,  spensieratezza durante la quale si poteva percepire chiaramente la voglia di vivere e di tornare a sognare. Gli artisti, nonostante siano passati molti anni dalla loro partecipazione ai Festivalbar e dai successi degli anni ’80, hanno ancora la capacità di conquistare il pubblico e di calcare il palco come se avessero ancora vent’anni.

Tributo a Raffaella Carrà

Non si può non citare il tributo fatto all’iconica e intramontabile Raffaella nazionale che ha ricevuto una standing ovation da parte di tutti gli spettatori. Ognuno dei presenti le ha dedicato un lungo applauso e ha ballato le sue canzoni. Tre ore di musica passate in un lampo tra canti e balli. Ascoltare i brani della mia giovinezza mi ha riportato indietro nel tempo ad un periodo spensierato, un momento che non tornerà ma che vale la pena ricordare.

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